Essere viaggiatrici, ma fallibili

Care Mamme Svaligiate,
vi racconto cosa mi è successo su un volo al rientro da New York.

Premessa: i miei viaggi, con famiglia al seguito, sono sempre organizzati da me, in totale autonomia, visto le esperienze deludenti avute in passato con un paio di agenzie viaggi, quindi dire che sento molto la responsabilità della perfetta riuscita della bramata vacanza in famiglia, è giusto un filo riduttivo; aggiungiamo poi la mia smisurata ansia da prestazione e pedanteria ossessiva, et voilà! L'apocalisse emotiva è dietro l'angolo!

Ma torniamo agli avvenimenti che mi hanno portata a scrivere questo post e a piangere come neanche  James Van Der Beek nei migliori episodi di Dawson's Creek, ecco la scena: interno giorno, aeroporto statunitense (livello dei controlli di sicurezza: elevato), bagaglio imbarcato, in attesa al gate, va tutto bene, finché non avvisano che il nostro volo partirà con 30 minuti di ritardo... peccato che io abbia uno scalo con solo 70 minuti di tempo quindi: inizia la corsa!
La compagnia mi trova un nuovo volo, noi recuperiamo il bagaglio già imbarcato, rifacciamo i controlli di sicurezza, cambiamo terminal per arrivare al nuovo gate, ci sediamo e va tutto bene!
Se non che appena mi siedo in aereo, con i capelli bianchi per il terrore ma vabbè, controllo nella mia borsa dove tengo in una busta trasparente tutti i documenti, in rigoroso ordine di utilizzo: passaporti, biglietti aerei, visti per Usa e Canada... 
No. I permessi per il Canada non ci sono più: probabilmente li ho dimenticati sul bancone della nuova compagnia aerea con la quale siamo stati riprotetti; beh, niente di grave no? 
Non è la fine del mondo, ci penserò quando torneremo a casa!

E invece no! Inizio piangere come una fontana del Bernini, con mia figlia seduta accanto che mi guarda interdetta e, tenendomi la mano, mi ripete "Tranquilla mamma, eri preoccupata per il volo, ma tanto stiamo tornando a casa, stai tranquilla!", a cui segue a ruota mio marito, seduto lontano, che non crede ai suoi occhi e continua a chiedermi "Ma ti rendi conto? Non è niente, li ristampo quando torno a casa, non piangere!", infine l'hostess, che mi guarda come se fossi un cucciolo di cocker abbandonato allo zoo.
Non riesco a smettere, nonostante mi senta una cretina per questo pianto, non riesco a smettere perchè continuo a pensare che sono stata effettivamente una cretina ad aver dimenticato dei nostri documenti in un aeroporto, che sono stata una cretina a pensare di poter fare tutto per bene, che probabilmente non sono all'altezza, che una viaggiatrice accorta non dimenticherebbe nulla e non si farebbe prendere dall'agitazione come era successo a me... insomma: PIPPE! 
Un intero universo di pippe mentali si era spalancato davanti a me e io non riuscivo ad arginarlo.
Per fortuna poi la stanchezza ha avuto la meglio e mi sono addormentata tipo Hello!Spank, ponendo fine alla voragine delle pippe mentali, ma la riflessione è d'obbligo: essere viaggiatrici accorte, significa non essere fallibili? 
Certo che no!
Perciò, come diceva l'immenso Platone, "se non ti va bene così, sticazzi!"
(forse non era Platone, ma vabbè...) 

E a voi cosa è capitato in ambito viaggi che ha aperto la spietata voragine delle inutili pippe mentali?


In foto: io, la mia disperazione, i miei sensi di colpa e di inadeguatezza mentre ci godiamo il viaggio, evviva!
(foto: Pixabay)