Tokyo: mò son gatti amari!


Siete a Tokyo? 
Siete preda di un'incontenibile voglia di accarezzare gatti, di essere circondati da gatti, o di giocare con dei gatti?
Oh toh! ma pensa... ecco qua la risposta ad ogni vostro bisogno filo-felino!

Sappiate che la mezz'ora che sto per raccontarvi potrebbe segnare voi, quanto ha segnato me:
ci sono  cose che noi occidentali abbiamo difficoltà ad accettare (tranne le occidentali piccole/trecce munite/che zompettano felici tra orde di felini).
Comunque, se siete impavide, se lavorate per la Friskies o se siete così eleganti da essere icone dello stile "gattara" potete proseguire con la lettura, per scoprire cosa accade al 6° piano di una palazzina di Ueno.


Appena uscita dall'ascensore, davanti ai miei occhi: l'apocalisse!
Dinnanzi a me e alla mia entusiasta pargola, una stanza popolata di felini e di uomini e donne che li guardano adoranti: mentre i gatti ci guardano con fastidio, è evidente che gli rompiamo i maroni.


Siamo immediatamente accolte da una zelante fanciulla che ci porta delle salviette disinfettanti,
con le quali dobbiamo accuratamente detergerci mani e avambracci, per poi venire spruzzati con uno spray, suppongo disinfettante.
NOI eh!... perché mai potremmo con le nostre luride zampacce, ripeto NOSTRE LURIDE ZAMPACCE, toccare gli illustri micetti, se non dopo un'accurata detersione.
Nel frattempo ci viene fatto leggere un opuscolo che ci informa che: non possiamo prendere in braccio i gatti, non possiamo dare da mangiare e da bere ai gatti, non possiamo infastidire i gatti, avremo diritto solo al primo soccorso nel caso in cui i gatti decidano di farci un mazzo tanto, ed infine il costo dovuto per venerare i gatti: 800 yen + le tasse per ogni mezz'ora (tariffa per i festivi perché, santo cielo, i poveri mici sono obbligati al duro lavoro dell'esser vezzeggiati anche il sabato e la domenica, quindi mi par giusto pagargli il meritato straordinario... nei feriali viene leggermente meno, eh. Si sappia).


Io qui è inutile vi riferisca cosa ho iniziato a dire a mia figlia, comunque robe brutte credetemi, che ho proseguito a ripetere per tutta la mezz'ora a seguire, mentre la carne della mia carne volteggiava radiosa da un gatto ad un altro.
Nella stanza attorno a me: uomini, donne e ragazzi apparentemente normali, ma soprattutto tanti tanti gatti di ogni razza e colore, gingilli per farli giocare, anche se, va detto, i micetti preferivano stare appollaiati in luoghi in cui non potevano venire raggiunti da noi miserabili esseri umani.


Credetemi, è stata la mezz'ora più surreale della mia vita, ancora più irrazionale di quando, entusiasta 19enne mi trovai di fronte a Kim Rossi Stuard ed io corsi emozionata da Turi Ferro, per farvi capire il livello di stato allucinatorio in cui mi sono trovata: ma siamo mamme e sappiamo che gli ormoni post-gravidici ci hanno sputtanato le sinapsi per sempre, e quindi vabbè...


Passato un tempo che mi è parso interminabile, ho convinto mia figlia a guadagnare l'uscita, facendomi strada tra i felini e senza neanche utilizzare uno straccio di salviettina disinfettante, perché lo sporco era una nostra prerogativa, non degli adorabili felini, "uscimmo a rivederle stelle" o almeno le luci della Tokyo in notturna...

Care mamme svaligiate, fate tesoro della mia esperienza nippo-felina, cosicché quando la vostra adorata prole  vi chiederà
"mammina mi porti nel locale dei gatti? ti prego-ti prego- ti prego!", voi potrete arrivarci già preparate: ovvero indossando l'immancabile tutina stile "Occhi di gatto"!



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Giappone non ti temo! Tokyo con nanetta