Malta: la Co-Cattedrale di San Giovanni vista da una restauratrice

La Co-Cattedrale di San Giovanni a La Valletta è una delle più incredibili cattedrali barocche del mondo, si sa.
Per me è molto di più: è un luogo pieno bellezza, incanto e mistero in cui ho lavorato per anni, giorno dopo giorno, a contatto con la pietra di globigerina, con l'oro che ricopre le decorazioni, con i marmi sublimi che la animano e con tutto quello che per me era altissimo e al di sopra di ogni mia altra passione: l'Arte.
Ero una restauratrice, un'eletta che ha avuto la fortuna e l'onore di lavorare con alcuni dei più importanti restauratori del mondo, insomma ho avuto una gran fortuna, va detto.
Proprio a Malta, proprio in questa cattedrale ho lavorato con uno di loro: un uomo che per me ancora oggi è un sorriso ogni volta che lo vedo in foto o che prendo in mano un suo libro.

Vi racconterò un pò di me, dell'Emilia di una volta, dell'Emilia che non era ancora "mamma Emilia".
Prima di tutto non credevo che avrei mai lasciato il mio lavoro, lo amavo visceralmente: potevo stare da mattina a sera con le mani sulle opere d'arte, potevo passeggiare nei luoghi più privati e nascosti di musei e chiese, potevo vedere manufatti magnifici che riprendevano vita grazie agli interventi di restauro, potevo viaggiare, potevo cambiare casa ogni volta che cambiavo cantiere, potevo conoscere con ogni nuovo lavoro nuove persone ed infine, last but not least, potevo girare con la salopette senza che nessuno mi prendesse per il culo.
Capite da sole che era tanta roba.

Poi ho fatto pipì su un test di gravidanza e ho dovuto smettere, di colpo.
Lo scoprì sabato 7 luglio e da quel giorno io e il mio lavoro ci lasciammo, io e le mia salopette bianca   ci dicemmo addio, anche se all'inizio pensai fosse solo un arrivederci.
Poco per volta cambiò tutto, la piccola era bellissima: identica a un putto di un affresco che avevo voluto restaurare io, ed era DAVVERO piccola! Mica me l'aspettavo che i bambini fossero COSÌ piccoli...
Come potevo lasciare una robetta così piccola, con un odore così buono, che ciucciava tutto quello che le passava vicino alla bocca, e che aveva una vocina da gatto? Anche il nostro cagnone pensava fosse un gatto all'inizio...
E poi eravamo soli in toscana io e il suo papà: niente nonni, e lui lavorava lontano da casa e tornava sempre tardi la sera, "forse sarebbe meglio lasciar perdere le baby sitter e occuparmene da sola, tanto tra qualche mese tornerò dentro la salopette, tornerò dentro un museo o sopra un'impalcatura, tornerò a casa coi capelli impolverati o le unghie sporche di prodotti chimici e polvere" mi dicevo.
Invece no.
Sono rimasta a casa e sono rimasta solo mamma Emilia.
A volte penso di aver fatto la scelta migliore del mondo, altre volte penso di aver fatto una cazzata di quelle imperdonabili: ma tant'è, gli anni sono passati e il mio putto è cresciuto.

Ok, chiusa la parentesi "cazzi miei", ma vi assicuro che per me parlare degli interni della St. John's Co-Cathedral è sia un viaggio nella vita di un'altra persona, che un viaggio nel tempo, e volevo farvi conoscere questo pezzo di me.

Torniamo alla nostra Cattedrale: entrando in questo gioiello cinquecentesco rimarrete a bocca aperta.
È così: ho visto migliaia di turisti entrare e tutti, guardando le dorature, gli affreschi e la pavimentazione restavano a bocca aperta.
Purtroppo essendo la principale attrazione dell'isola vi troverete sempre circondati da molte persone, quindi se non avrete molto tempo a disposizione, concentratevi su alcune opere: io vi segnalerò le mie preferite.
- Gli affreschi di Mattia Preti coprono l'intera volta della navata, sono di fortissimo impatto ma quasi sovrastati dalle dorature che separano ogni arcata e ogni diverso ciclo pittorico, quindi vi consiglio di sedervi per poterle leggere con calma e godervi lo spettacolo col naso all'insù.

- Lungo i due lati della Cattedrale ci sono dodici Cappelle, ognuna delle quali è dedicata ad una lingua parlata dai Cavalieri dell'Ordine di Malta, e da ognuna di loro potrete godere di scorci straordinari: questo è il mio preferito, con vista sul magnifico gruppo marmoreo della "Crocifissione" dell'Algardi.

- La Cappella d'Italia, ovvero il posto del mio cuore: la prima tra tutte le Cappelle ad essere stata restaurata, nonché il mio indimenticabile "posto di lavoro" per tanto tempo.
È ricchissima, ovviamente, e tra le tele sul martirio di Santa Caterina e la riproduzione del San Gerolamo del Caravaggio (che in origine si trovava proprio in questa Cappella), le dorature parietali con le iniziali del Gran Maestro italiano, Gregorio Carafa, le sculture marmoree, sappiate che la mia opera preferita è il monumento funebre del Carafa, con la riproduzione della Battaglia dei Dardanelli dietro il busto del Gran Maestro: una vera rappresentazione della famosa battaglia riprodotta con commovente maestria con intarsi di marmi policromi.
- La pavimentazione è forse il punto di maggior forza di tutta la cattedrale: ogni lapide è una storia infinita e misteriosa. Io davvero penso sarebbe favoloso poter vedere una per una, tutte le parti di questa straordinaria pavimentazione: ma naturalmente non sarà possibile, visto che sono 405, quindi soffermatevi sulla più famosa, ovvero la prima che vi accoglierà subito dopo la biglietteria.
Non vi metto foto per farvi godere della sorpresa, e poi perché non porta bene prima di un viaggio in aereo...
- Il "Battesimo di Cristo" di Giuseppe Mazzuoli, un gruppo marmoreo che troneggia nel dietro l'altare e non si disperde neppure tra l'accecante e barocca ricchezza che la circonda.
- Cito per ultime le opere di maggior richiamo e di maggior impatto emotivo: le due tele del Caravaggio.
Sono conservate nell'Oratorio, nel quale si accede a piccoli gruppi, e entrando vi troverete di fronte a qualcosa di fortissimo: la "Decollazione del Battista", l'opera più grande del Caravaggio e la sola che lui abbia mai firmato in vita sua, col sangue di Giovanni Battista.
Trovarsi davanti a quest'opera è uno schiaffo e un abbraccio, vorresti smettere di guardarla perché troppo cruenta ma non riesci perché è troppo magnetica.
La caratterizzante luce violenta e teatrale del Caravaggio, si assomma alle espressioni dei personaggi, alle mani che reggono il recipiente e che indicano, ai prigionieri che, come noi, spiano da dietro le grate.
Aggiungo una chicca: questa tela è stata restaurata in Italia, a Firenze da una delle due migliori Scuole di restauro del mondo intero, l'Opificio delle Pietre Dure, ed essendo di dimensioni monumentali è stata trasportata via nave, per evitare di arrotolarla.
L'altra opera del Caravaggio è posizionata proprio lì di fronte, ed è commovente: un "San Girolamo"dolente, umano, magnifico, molto più forte rispetto all'altro San Gerolamo scrivente già dipinto dal Merisi (conservato alla Galleria Borghese di Roma), che probabilmente rappresenta il Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri di Malta che ha accolto sull'isola il Caravaggio in fuga.

Credetemi: partite armante di mascara waterproof perché sono opere che metteranno a dura prova il vostro trucco!




Informazioni sugli orari e i costi su www.stjohnscocathedral.com




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